TANDEM – sempre al nostro fianco – Primo Capitolo

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Cari amici,

quello che da adesso in poi pubblicherò, giorno dopo giorno, capitolo dopo capitolo, è il libro che ho scritto sugli angeli e sulla mia esperienza con loro. In un  primo momento avevo pensato di pubblicarlo, ma  “qualcuno” mi ha guidata in un’altra direzione… Ed eccomi qui a voler CONDIVIDERE con voi queste pagine nella speranza che possano esservi utili.

“Tandem” è un libro molto breve, che non vi ruberà troppo tempo. Spero vorrete inoltrarmi le vostre opinioni non appena avrete terminato di leggerlo.

Grazie,

Federica

 

 

PRIMI PASSI

Esiste sempre un evento nella nostra vita, indipendentemente dall’ambito nel quale lo stesso si verifica, che funge da spartiacque tra il “prima” ed il “dopo”. Tra il sonno ed il risveglio. A tal proposito posso assicurarvi di rientrare pienamente nella categoria di persone che hanno dormito per molto tempo. Sono sempre stata una ragazza, ed ancor prima una bambina, intellettualmente curiosa ed amante dello studio e questo avrebbe dovuto fare di me una persona di ampie vedute. Ciononostante,accecata dalla paura, mi sono a lungo impegnata ad ignorare una discreta serie di messaggi, palesi ed incredibili, provenienti senz’ombra di dubbio da una dimensione ultraterrena.

I sogni, più di qualunque altra cosa, mi hanno accompagnata per molti anni regalandomi informazioni ed aiuti ai quali mai sarei potuta giungere senza un intervento esterno. Grazie ad essi ho ricevuto visite importanti ed inaspettate. Ho conosciuto luoghi dei quali ignoravo l’esistenza. Sono stata guidata in direzioni che mi hanno permesso di risolvere situazioni complicate e dolorose.

Solo oggi riesco a capire che, anche in un’apparente fase incosciente come quella onirica, i nostri angeli si manifestano per tenderci una mano ed aiutarci ad uscire dai profondi baratri dei nostri problemi e delle più cupe preoccupazioni. Giungono in nostro soccorso armati di immenso amore  e decidono di salvarci accarezzandoci con la loro grande mano di Luce.

A questo punto posso affermare che il mio risveglio abbia cominciato a prendere forma proprio grazie ai sogni, attraverso i quali gli angeli han fatto capolino più volte nella mia vita, nella speranza che io spalancassi loro le porte. Si sono sempre presentati in punta di piedi, consapevoli del fatto che io avessi bisogno di un impatto delicato con la dimensione dalla quale provengono. Eppure ho spesso interpretato i messaggi da loro inviatimi come un mio speciale, ma assolutamente fuorviante, “sesto senso”.

Prima di aprire gli occhi, nel senso spirituale del termine, ho dovuto ricevere molte visite e vivere diverse esperienze, più o meno eclatanti, ma pur sempre significative. Alcune di queste desidero condividerle con voi, perché sono state la prime che io abbia vissuto in modo più cosciente rispetto alle precedenti. E non si sono verificate durante un sogno.

LA FAMIGLIA DI CERA

La gravidanza che mi ha donato Nicola, il mio primogenito, non ha avuto un decorso sempre facile, a partire dalle prime settimane di gestazione.

Una volta scoperto di essere incinta non riuscivo a trattenere l’emozione, ma alla sesta settimana mi sono accorta di avere delle perdite ematiche e ho davvero temuto il peggio, soprattutto perché, esattamente un anno prima, avevo subito un aborto spontaneo, in seguito al quale ero sprofondata in una devastante depressione.

Nonostante la paura di ricevere notizie poco felici, mi sono recata all’ospedale per sottopormi ad una visita ginecologica di controllo. Per fortuna il mio bimbo c’era ancora, ma i medici mi avevano consigliato il riposo più assoluto. Dopo tre giorni di ricovero ospedaliero, finalmente tornata a casa,ho trascorso un’intera settimana immobile a letto. Avrei adottato qualsiasi precauzione pur di salvare quello che i medici, molto scientificamente, chiamavano feto, ma che per me era già mio figlio.

Devo confessare di aver vissuto molteplici momenti di sconforto emotivo durante la permanenza a letto, anche perché di giorno me ne stavo sempre sola e di conseguenza i pensieri negativi scivolavano facilmente nella mia mente, spesso impadronendosene.

Al termine dei sette lunghi giorni di immobilità si è però verificato l’evento che mi ha completamente risollevata. Non saprei dire se ci sia stato l’intervento di un angelo o dell’anima di mio nonno materno. Sta di fatto che, durante la cena, ho pensato a lui molto intensamente, interrogandolo sull’esito della gravidanza. Nel mio cuore regnava una profonda tristezza e quindi avevo pensato di appellarmi a qualcuno di “superiore” affinché mi rassicurasse facendomi recuperare il sorriso.

Alessio, il mio compagno, era lì al mio fianco. Tra un boccone e l’altro, gli avevo raccontato del mio desiderio di ricevere notizie confortanti. Sul tavolo nel quale stavamo cenando, avevamo  acceso alcune candele, per creare un’atmosfera rilassante al termine di una settimana complicata. Nonostante tutto fosse potenzialmente perfetto non riuscivo a liberarmi dall’angoscia di perdere mio figlio e, proprio per questo, mi sono ritrovata ad intensificare la richiesta di un aiuto esterno, fino a quando ho deciso di lasciar perdere, convinta di buttare via il mio tempo in quanto incapace di stabilire contatti con esseri speciali provenienti da altre dimensioni.

Ad un certo punto però mi sono accorta che alcune candele erano state urtate, e quando Alessio ed io ci siamo simultaneamente girati verso queste, abbiamo notato che della cera liquida era scivolata sul tavolo, dando vita ad un disegno dai contorni inequivocabili. Avevano preso forma le figure di tre persone. Due grandi ed una piccola. Due adulti ed un neonato. Le loro sagome perfettamente delineate non avrebbero potuto essere scambiate per nulla di diverso. In quel momento abbiamo compreso che tutto sarebbe andato per il meglio e che,di lì a poco, avremmo potuto stringere tra le braccia il nostro piccolo tesoro.

Il messaggio ci è giunto in modo chiaro, limpido, come se fosse stato una luce calda e rassicurante arrivata laddove, fino a poco tempo prima, regnava l’oscurità più assoluta. Solo chi ha vissuto da protagonista simili avvenimenti, colmi di mistero e di amore, può capire e condividere il senso di pace e l’emozione che dona il passaggio nella propria vita di un angelo, o dell’anima un caro, per sanare ferite fisiche e psicologiche. O per sussurrarci una parola di conforto nel momento del bisogno.

LA BENEDIZIONE

Durante il secondo trimestre della mia prima gravidanza, scampato il pericolo di perdere il bambino, avevo espresso ad Alessio il forte desiderio o meglio, la necessità, di recarmi ad Assisi per cercare un frate francescano che benedicesse Nicola. Avevamo deciso di chiamare così il nostro primogenito.

Il giorno stesso del nostro arrivo in Umbria, ancor prima di raggiungere l’albergo, abbiamo fatto sosta ad Assisi, desiderosi di compiere, come prima cosa, la nostra “missione”.

Entrati nella Basilica inferiore di San Francesco, nonostante le mie ricerche affannose, non riuscivo ad incrociare lo sguardo di un frate che mi ispirasse sufficiente fiducia tanto da chiedergli di benedire mio figlio. Lo sconforto si stava facendo sempre più strada in me, perché cominciavo a convincermi del fatto che avessimo compiuto tanta strada per nulla. Non potevo ancora sapere che, in realtà, ero in procinto di ricevere un messaggio che mi avrebbe realmente illuminata.

Non ci restava che raggiungere la cripta della Basilica Inferiore, nella quale è sepolto il Santo di Assisi. Ho sempre nutrito grande stima e rispetto per lui. Come uomo, più che come Santo.

Così come in tutte le precedenti occasioni nelle quali mi ero recata in quel luogo mistico e potente, sono rimasta infastidita dall’atteggiamento inopportuno dei numerosi turisti che non dimostravano alcun rispetto per la sacralità del posto. Alla mia delusione si andava quindi via via sommando un profondo senso di fastidio per tutto ciò che mi circondava. Quell’importante viaggio, compiuto con lo scopo principale di far benedire nostro figlio, cominciava sotto i peggiori auspici.

Ad un tratto Alessio ed io abbiamo deciso di sederci su alcune panche molto vicine alla tomba di San Francesco, in una zona della cripta quasi priva di visitatori. Lui aveva bisogno di raccogliersi nella meditazione ed io di ritrovare un po’ di pace interiore. Così, pur restando l’uno a fianco all’altra, siamo rimasti in silenzio immersi nei nostri reciproci pensieri.

All’improvviso ho cominciato ad avvertire un profondo senso di serenità e ho sentito rivolgermi una frase con profonda chiarezza, come se qualcuno me la stesse sussurrando all’orecchio: “La benedizione più efficace è quella che i genitori possono impartire ai propri figli, quindi smettila di cercare”. Per qualche minuto ho fatto fatica ad ammettere la possibilità che questo messaggio non fosse stata un’elaborazione della mia mente, ma poi pian piano ogni singolo dubbio, ogni punto di domanda, ogni perplessità ha cominciato a dissolversi nel nulla, lasciando spazio all’unica possibilità plausibile, per quanto incredibile: San Francesco, l’angelo della pace, aveva voluto comunicare direttamente con me, rivelandomi una verità davvero preziosa.

Da quell’esperienza in poi, ho cominciato a benedire ogni giorno Nicola e successivamente anche Enrico, il mio secondogenito. A volte a parole, in altre occasioni tramite un sorriso, un bacio o una carezza. Non occorre essere Santi o possedere poteri particolari per rivolgere una benedizione a chi vogliamo bene. Ognuno di noi può farlo… ed ognuno di noi non può che ricavarne risultati sorprendenti, se guidato da un amore sincero ed incondizionato. Lo stesso amore che spinge gli angeli a proteggerci, aiutarci e tenderci la mano nei momenti più diversi della nostra vita, anche quando non riponiamo alcuna fiducia in loro.

 

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